Vino al tempo della crisi

crisi economica

Non è il caso di diffondere inutili allarmismi, ma senza dubbio la crisi economica a livello mondiale ha colpito duro in tutti i settori e quello enologico non ne è uscito di certo indenne. Le giacenze di vini in cantina sono rilevanti, non solo per la Barbera. A causa della stagnazione del mercato nazionale ed internazionale, le uve dell’ultima vendemmia sono state pagate in media molto meno rispetto al 2008, anche se nel caso della Barbera il dato fa poco testo, in quanto la quasi totalità viene trasformata direttamente dalle Cantine cooperative e dai singoli produttori, senza andare sul cosiddetto “mercato libero”. Alcuni dati diffusi recentemente dal Consorzio dei Vini d’Asti e del Monferrato, per la prima volta forniscono numeri precisi e che aiutano ad orientarsi per programmare meglio il futuro della Barbera d’Asti docg che, contrariamente a quanti molti pensavano, è un vino fortemente esportato. Se il 57,2% viene assorbito dal mercato Italiano, un significativo 42,8% prende le strade dell’export con una prevedibile leadership della Germania (23%), seguita dagli Stati Uniti (14%) e da un exploit meno atteso della piccola Danimarca che arriva ad un 13% e con i Paesi del Nord Europa tocca complessivamente un 25% sul totale delle esportazioni di Barbera, che è un dato molto interessante. C’è ancora invece molto da lavorare su nazioni enormi come la Russia, dove la percentuale del 2% è ancora bassa, mentre la Cina è allo 0,5%…..ma questo potrebbe rappresentare uno indirizzo di lavoro importante per i produttori nei prossimi anni. A proposito di produttori, il dato che forse rivela più degli altri una debolezza di base del mondo della Barbera è quello che su 565 imbottigliatori, solo 55 (meno del 10% del totale) superano la quota di 50.000 bottiglie arrivando da sole a produrre e barbera d'asticommercializzare quasi l’80% dei 403.663 ettolitri di Barbera, nelle varie denominazioni, che risultano vinificati, secondi i dati del Consorzio, nel 2008 (il dato 2009 non dovrebbe discostarsi di molto). Altri riscontri che fanno pensare, sono quelli che ben 277 aziende (49% del totale) non superano le 5.000 bottiglie prodotte in un anno e 106 si fermano a quota 10.000. Una frammentazione che si commenta da sola e costituisce un grosso limite per programmare un futuro idoneo sul piano del marketing in un mercato modernamente strutturato. Non vuol essere certo una consolazione, ma anche Sua Maestà il Barolo non se la passa meglio, anzi, un -30% sul mercato è dato pesante, anche se probabilmente determinato da altre cause, a cominciare da un minore assorbimento da parte del mercato di vini oltre certe soglie di prezzo.Recenti sondaggi hanno rivelato che i consumatori, per l’acquisto di vino, sono comunque orientati sempre alla qualità e non ai vini da “primo prezzo” , semmai stanno più attenti al rapporto qualità/prezzo e questo approccio, a nostro modo di vedere, non è sbagliato.Tutti ricordiamo come negli ultimi anni, per molte tipologie di vini, non esclusa la Barbera, fossero lievitati in molti casi oltre misura i prezzi di vendita delle bottiglie. Le ragioni erano molte e le analizzeremo in prossimi articoli, fatto è che in questo senso la crisi economica che sembra per fortuna avviata, sia pure lentamente, a concludersi, potrebbe rivelarsi utile a mettere un po’ d’ordine su prezzi e mercato, calmierando certe quotazioni che probabilmente erano lievitate in maniera artificiosa e francamente eccessiva. Noi rimaniamo sostanzialmente ottimisti, ci auguriamo che altrettanto lo siano i produttori e che riprendano a credere nella promozione e nella valorizzazione di una grande vino chiamato Barbera.