100 milioni per promuovere il vino italiano

Con l’attuazione della riforma Ocm-Vino decisa in sede Ue,  previsti 100 milioni di euro messi a disposizione del settore vitivinicolo italiano per la promozione internazionale. 

Associazione MELANIAVenerdì 11 dicembre, presso la Sala Pastrone del Teatro Alfieri di Asti , un pubblico attento e numeroso di operatori del settore, rappresentanti di categoria e giornalisti,  ha partecipato al convegno: “Vino, quali possibilità per il futuro?”, organizzato dall’Associazione Culturale Melania – la città del Dialogo e  curato da Massimo Fiorio, Segretario della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, che ha introdotto gli importanti relatori  e svolto il compito di moderatore.  
Paolo De Castro, già ministro dell’Agricoltura ed attualmente presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo, ha ricordato in apertura che dei 24 miliardi di euro del fatturato agroalimentare nazionale, 3 miliardi riguardano il vino e  notevoli sono le opportunità che si aprono con l’attuazione della riforma Ocm-Vino decisa in sede Ue,  con 100 milioni di euro messi a disposizione del settore vitivinicolo italiano per la promozione internazionale.  Una cifra mai prima stanziata e che, ha sottolineato De Castro, dovremo essere in grado di utilizzare nel migliore dei modi a favore dell’export, dove il “Made in Italy” continua a suscitare un forte interesse, in caso contrario i competitori internazionali non staranno certo a guardare. Per quanto riguarda la modifica della Legge 164 sulle denominazioni, ormai prossima, il parlamentare europeo ha auspicato che si arrivi ad un solo organismo per esercitare i controlli sulle varie denominazioni, per eliminare il più possibile la pesante burocrazia che grava sul settore. Ha espresso poi qualche perplessità sul mantenimento della percentuale  ammessa del 100% di un solo vitigno per alcune di esse (Brunello e Barolo i più celebri), che a suo avviso potrebbe lasciare qualche margine, anche piccolo, di tolleranza per l’utilizzo  nella vinificazione di uve differenti ed ha precisato che all’estero si arriva al massimo ad un 90%.
Lamberto Vallarino Gancia – Presidente Federvini e della Ceev  (Comité Européen des Entreprises du Vin), esprimendo soddisfazione per il fatto che un personaggio italiano di grande esperienza e competenza specifica come De Castro rivesta un così importante incarico in sede UE, ha citato un esempio che ribadisce l’importanza di una migliore promozione sui mercati esteri dei nostri vini, ricordando che da un recente sondaggio è emerso che i consumatori di vino inglesi non sano che cosa sia una docg e che i fondi europei saranno utili anche per una migliore informazione internazionale. Altro esempio pratico: se ad un cinese non fai capire bene cos’è il vino,  è difficile concretizzare una reale penetrazione su un mercato potenzialmente enorme. L’imprenditore ha poi sintetizzato i cinque elementi che giudica fondamentali per l’affermazione dei nostri vini: marca; territorio; vitigno; annata; valore (inteso in particolare come rapporto qualità/prezzo).
Lino Rava – Presidente Inea (Istituto Nazionale Economia Agraria), assessore all’Agricoltura Provincia di Alessandria  e Donato Lanati, enologo (Enosis Meraviglia), membro dell’Oiv (Organisation Internationale de la Vigne et du Vin) hanno incentrato il loro intervento sull’assoluta necessità della massima trasparenza sull’origine del vino e delle sue componenti organolettiche ed aggiunte. L’argomento rimane di attualità dopo i recenti “scandali” registrati in altre regioni italiane circa l’utilizzo di aggiunte non conformi a vini tra i più noti.  Lanati, ricordando che su un totale di 500 vini di ogni provenienza da lui  esaminati, venduti sotto i 3 euro, 90 erano ottimi,  ha precisato che la sicurezza alimentare, ovviamente unita ad un buon rapporto prezzo/qualità, è diventata esigenza prioritaria e da far rispettare assolutamente,  se si vuole competere in un mercato internazionale sempre più agguerrito. “Se fossi stato il ministro – ha scherzato (ma non troppo) – “avrei obbligato i produttori a dichiarare in etichetta la loro onestà, oltre che ovviamente la tracciabilità…”.
Per quanto riguarda la Barbera, il noto consulente enologico, trova strano che un vino che pure dispone di una notevole “massa critica” (quantità produttiva potenzialmente notevole ed in grado di soddisfare  ampie richieste), sia in difficoltà sui mercati: “probabilmente occorre lavorare ancora sulla qualità, capire meglio i gusti dei consumatori e creare quella riconoscibilità e territorialità che per il rosso piemontese, comunque già  molto conosciuto e diffuso, sono fondamentali”.
Nel suo intervento, l’assessore regionale piemontese all’Agricoltura Mino Taricco, ha precisato che con l’Ocm e la rinnovata 164 ora esistono gli strumenti per affrontare le sfide del futuro, ovviamente occorrerà che la filiera collabori compatta. A tal proposito l’assessore ha anche ricordato che in gennaio, dopo un periodo di commissariamento,  ripartirà il Distretto del Vino piemontese unificato, che in ambito promozionale ed organizzativo del settore intende coinvolgere maggiormente gli operatori a tutti i livelli.
In sala era presente il Presidente del Consorzio di Tutela dell’Asti  docg Paolo Ricagno, che è intervenuto con un accorato appello all’unità, dopo che il giorno prima Martini & Rossi e Gancia , aziende storiche leader per l’Asti sui mercati italiano ed internazionale, avevano annunciato la loro uscita. La questione, complessa ed articolata. ha solo sfiorato le argomentazioni del convegno che si prefiggeva di affrontare i temi legati ad Ocm e 164  e sarà dibattuta in tutte le sedi istituzionali nei giorni immediatamente precedenti e successivi le festività di fine anno.
In conclusione dei lavori,  Claudio Rosso Presidente Consiglio Europeo Professionale del Vino (CEPV), vice-presidente dell’AREV, Presidente Consorzio di tutela Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Roero, ha ricordato l’incredibile burocrazia,  che diventa sempre più un ostacolo all’attività delle aziende vitivinicole e dovrebbe essere semplificata dalla revisione della 164. Al momento sono ben sette gli enti ai quali sono affidati i controlli della produzione vinicola: i “Sav” regionali,  la Guardia di Finanza, la Forestale, i Carabinieri del Nas, i Vigili del Fuoco, la Camera di Commercio ed ultimamente la Società “Valoritalia”,  incaricata in Piemonte del piano controlli dai Consorzi. In pieno svolgimento il dibattito per riuscire a semplificare le procedure. La Coldiretti, maggiore associazione agricola, sostiene ad esempio tramite il presidente provinciale Maurizio Soave, che ogni azienda vitivinicola debba essere messa in condizione di scegliere autonomamente l’ente di controllo, togliendo di fatto l’egemonia a società e consorzi.

 

 

 

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