Farinetti: vino, idee, progetti

oscar_farinettiGennaio e febbraio sono tradizionalmente  mesi un po’ di “letargo”  per il mondo del vino, non solo per il riposo vegetativo della vite.  Dopo un periodo,  purtroppo già lungo, contrassegnato da una crisi economica che ha toccato tutti i settori, i produttori devono confrontarsi con il mercato nazionale ed internazionale e sarà molto probabilmente  il VinItaly di Verona in primavera, a fornire indicazioni più precise della situazione nazionale ed internazionale del mercato.
In questo contesto,  piace prendere atto  dell’attivismo a 360 gradi di un imprenditore come Oscar Farinetti, langarolo doc, già proprietario dell’Unieuro e fondatore tre anni fa di una realtà dedicata all’enogastronomia di qualità quale Eataly, che cresce rapidamente aprendo nuove  sedi, dopo quella originaria del Lingotto di Torino, ottenendo fatturati in costante aumento, di questi tempi ancor più degni di attenzione.
Oscar Farinetti è un vulcano di iniziative, tanto che sarebbe troppo lungo elencarle tutte , ci limitiamo perciò a citare le più recenti in ambito vitivinicolo, dopo l’acquisizione di marchi storici come Fontanafredda, con il socio Luca Sebastiano Baffigo di Filangeri ha rilevato la Borgogno, Casa vinicola di Barolo tra le più blasonate, ma che necessitava di un rilancio a tutto campo che sta attuando.
È inoltre in corso d’opera un progetto di ricerca elaborato da Mirafiore & Fontanafredda con la Facoltà di Agraria dell’Università di Torino volto alla selezione di lieviti autoctoni, provenienti cioè da vigneti di proprietà. La ricerca,  guidata dal prof. Vincenzo Gerbi, partita dalle uve nebbiolo del vigneto Lazzarito, mira all’accertamento dell’effettivo carattere indigeno dei lieviti (tipicità) e dell’utilità degli stessi ad ottenere i prodotti desiderati (qualità).
La  personalità “localizzata” sta già arrivando con il primo di questi micro-organismi viventi  già selezionati , il BRL97, utilizzato per il Barolo 2004 Lazzarito Vigna la Delizia , che si è aggiudicato i “tre bicchieri” della Guida del Gambero Rosso.
A partire dal quest’anno la società Fontanafredda si è trasformata in Casa E. di Mirafiore & Fontanafredda. Un nome nuovo e antico al contempo, perché la prima denominazione della casa vitivinicola di Serralunga d’Alba fu proprio Casa E. di Mirafiore, dove E. stava per ‘Emanuele’, conte di Mirafiore e Fontanafredda, figlio naturale di Vittorio Emanuele II e della Bela Rosin. L’origine del nome Mirafiore si deve ricercare nell’omonima località alla periferia sud di Torino, dove nel XVII secolo Carlo Emanuele di Savoia acquistò dei terreni e fece costruire un palazzo e un meraviglioso giardino, entrambi ormai scomparsi, cancellati dal successivo sviluppo della città. Il luogo fu chiamato Milleflorum, alludendo alla grande quantità di fiori coltivati. Quando nel 1859 Vittorio Emanuele II decise di innalzare Rosa Vercellana al rango nobiliare, scelse come titolo “contessa di Mirafiore e Fontanafredda”, con un rimando sia alla residenza torinese sia alla tenuta di Serralunga d’Alba, acquistata l’anno precedente. Il titolo nobiliare fu trasmesso, di conseguenza, al figlio Emanuele e, successivamente, al nipote Gastone, rampolli del neonato casato di conti le cui origini si intrecciano indissolubilmente allo sviluppo e all’espansione dell’azienda vitivinicola da essi stessi condotta e alla diffusione internazionale del Barolo.
Il nome Mirafiore oggi si traduce in una nuova gamma di vini unici e particolari per origine, carattere e personalità, che presentano al mercato il rigore e l’importanza della tradizione dei grandi rossi di Langa (Barolo Riserva Docg, Barolo Lazzarito Docg, Barolo Docg, Langhe Doc Nebbiolo, Barbera d’Alba Doc, Dolcetto d’Alba Doc). Sono contenuti in una bottiglia espressamente realizzata da Saint Gobain Vetri con l’85% di vetro riciclato, che riprende le fattezze del contenitore in uso nei primi anni del Novecento.

Uva pulita, Vino pulito
Mirafiore & Fontanafredda ha da tempo scelto di applicare le più moderne tecniche naturali di produzione integrata, allo scopo di limitare i trattamenti chimici e il conseguente impatto ambientale, ottenendo così – prima in Piemonte – la certificazione ufficiale di “Azienda in Agricoltura integrata”. Coerentemente con questa filosofia green, l’azienda ha deciso recentemente di compiere un passo ulteriore, eliminando l’impiego di diserbanti e concimi chimici e riducendo i trattamenti antiparassitari. Lo scopo? Ottenere un’uva “pulita”, con residui di fitofarmaci tendenti a zero.
Alla rivoluzione ecologica che ha contraddistinto la conduzione dei vigneti di proprietà si affianca, in cantina, l’avvio di un progetto di ricerca volto a limitare la presenza di anidride solforosa nei vini. Se già da anni, infatti, Mirafiore & Fontanafredda utilizza un quantitativo di solfiti pari al 50% dei limiti legali consentiti, dal 2009 si è prefissa un obiettivo ancora più ambizioso: un ulteriore dimezzamento. Il risultato sarà raggiunto grazie a un impianto realizzato con l’azienda Air Liquide che prevede, fin dalla fase della pigiatura, l’utilizzo di due elementi naturali a protezione del prodotto: l’anidride carbonica (prelevata dall’ambiente e utilizzata in forma gassosa, ma anche liquida o solida) nella prima fase della vinificazione, e l’azoto (in forma gassosa) nelle fasi successive. Entrambi gli elementi creano una sorta di schermo utile ad evitare il contatto del prodotto con l’ossigeno e la conseguente ossidazione.

Il nuovo progetto di distribuzione (vini, cibi e bevande di alta qualità)
Seguendo lo “stile” inaugurato con successo da Oscar Farinetti tramite Eataly,  Mirafiore & Fontanafredda presenta come novità del 2010 l’estensione della commercializzazione e della distribuzione ad altre cantine e ad altri produttori di cibi e bevande di alta qualità. Il denominatore comune è la pulizia etica e produttiva. Vale a dire prodotti “puliti” frutto di una terra “pulita”. Prodotti che mantengono la propria autonomia nella fase di produzione (fortemente localizzata e figlia delle specifiche tradizioni), ma si trovano riuniti in quella della distribuzione. Ne risulta una rete costituita da più di venti aziende. Alle undici cantine italiane rappresentate (Mirafiore & Fontanafredda, Borgogno, Brandini, San Romano, Castello di Santa Vittoria, Cascina degli Ulivi, Candida Gonzaga, Poggio Bonelli, Terranima) si aggiungono una selezione di venti produttori di vino europei selezionati da Otto Geisel (Presidente di Slow Food Germania), le grappe Montanaro, l’aceto di Barolo Borgogno, le bevande Lurisia (acqua, birre, chinotto e gazzosa), la pasta artigianale di Gragnano Afeltra, i salumi dell’Antica Ardenga (presidio Slow Food), i formaggi di Agrilanga (presidio Slow Food), la carne de “La Granda” (presidio Slow Food), le puree di frutta e verdura del Consorzio “Buono Sano Piemonte”, il caffè Hue Hue, l’olio Roi e la farina del Mulino Marino di Cossano Belbo.